Home

Il nuovo marmo, la PLASTICA come metafora proprio della nuova permanenza, del residuo che ci sopravviverà così come i marmi classici sono sopravvissuti alla classicità

MEMORIE DI TESTA TAGLIATA
APOLLO DEL BELVEDERE IN MICROPLASTICHE
Nei miei lavori che riprendono statue classiche non cerco un ritorno al passato, un nuovo neoclassicismo canoviano proposto per esaltare i modelli del passato, né voglio rappresentare il tempo che ne ha deturpato le forme frammentandole ed enfatizzandone il mito.
Immagino, piuttosto, i miei pezzi come reperti di ritrovamenti futuri, di un’archeologia post moderna in cui la plastica, con al sua persistenza millenaria, ha lasciato un segno indelebile. Sono sculture costitutivamente policrome, la cui struttura rimanda alla composizione delle immagini digitali, quasi fossero degli agglomerati di pixel tridimensionali.

CENTERPIECE MULTI HEADED MICROPLASTIC MONSTER

Il mio lavoro

I materiali che utilizzo sono tutti riciclati, triturati, sminuzzati, polverizzati e impastati insieme al colore : si tratta prevalentemente di stoviglie monouso in POLIPROPILENE, sabbia di mare,scarti stampante 3d, giocattoli abbandonati o smarriti, tappi e coperchi in POLIETILENE, scarti lavorazione marmo (del processo di resinatura dei blocchi, del taglio con filo diamantato, del trasporto, della levigatura) ,flaconi per detersivo in PEHD, bottiglie e contenitori in PET, lavorati in schiuma EVA, balani da scoglio,

SEGUIMI

Il mio portfolio mostra vari progetti commerciali e personali che ho svolto durante la mia carriera. Iscriviti al mio sito per essere aggiornato quando aggiungo nuove cose o seguimi sulla mia pagina INSTAGRAM.


Informazioni su di me

Nasce a Carrara dove frequenta il Liceo Classico poi Architettura all’ Università degli studi di Firenze.
Espone per la prima volta a luglio 2020 negli incantevoli spazi di Palazzo Binelli in occasione della manifestazione White Carrara Downtown, a settembre viene selezionato con una sua opera come finalista della categoria “Industrial Design” al Ro Plastic Prize 2020 e sempre nello stesso mese è finalista con un’altra opera all’ Ecofestival
Plastica d’A-MARE di Roma.
Anni fa per interesse personale comincia ad interessarsi al riuso e riciclaggio di plastiche e altri tipi di inquinanti presenti nell’ ambiente.
Logico quindi subire l’influenza di Damien Hirst subito e di Igor Mitoraj e della scultura classica greca e romana in un secondo momento.
Lui stesso ci rivela che : “Quando comincio a creare la mia prima ispirazione è il soggetto stesso, che sia una divinità o un atleta o un
sacerdote, poi scelgo le plastiche da utilizzare per dargli identità e colore.
Una volta terminata la immagino come un ritrovamento di un’archeologia postuma quindi devo trasformarla ancora, logorarla, consumarla, darle i segni della lentezza del passaggio del tempo.”
E’ sempre emozionante per me accorgersi delle infinite possibilità della forma e del colore che la plastica può dare, per questo il risutato finale è sempre incerto e imprevedibile: utilizza la plastica e la resina epossidica come fossero il nuovo marmo, il nuovo bronzo, metafore
della nuova permanenza, del residuo che ci sopravviverà così come i marmi classici sono sopravvissuti alla classicità.
Non cerca mai il ritorno al passato nè un neoclassicismo proposto per esaltare i modelli del passato, nè vuole rappresentare il tempo che ne ha deturpato le forme enfatizzandone il mito; immagina invece le sue
opere come reperti di ritrovamenti futuri, di un’archeologi post moderna in cui la plastica, con la sua persistenza millenaria, ha lasciato un segno indelebile.
Le sculture sono costitutivamente policrome o monocromatiche, la struttura rimanda alla composizione di immagini digitali, quasi
fossero degli agglomerati inquinanti di pixel tridimensionali.
Il tempo non riesce a biodegradare la sua materia ma sconfitto dal persistere della plastica vince!



Contatti

Inviami un messaggio